Livepoint: spettacoli a Verona e Brescia
Articolo tratto da
www.livepoint.it
del 07/12/2007
IL DOLCE VELENO DI DAPHNE

Il dolce veleno di Daphne

E' iniziata con "Il sorriso di Daphne" la quarta edizione della rassegna "L'altro Teatro" al teatro Camploy. Il testo di Vittorio Franceschi, portato in scena dallo stesso Franceschi insieme a Laura Curino e Laura Gambarin per la regia di di Alessandro D'Alatri ci presenta un anziano botanico colpito da una paralisi degenerativa che lo porterà, da lì a poco, alla morte.

Accudito amorevolmente dalla sorella, ritrova una sua studentessa con cui ha condiviso, in passato, momenti di passione e alla fine le chiederà di porre fine alle sue sofferenze usando il veleno della "Daphne Giovannina del Borneo", una pianta sconosciuta che lui stesso ha scoperto e di cui possiede l'unico esemplare.

Questa pianta diventa il punto focale di tutta l'opera, come una novella metafora del Santo Graal, capace di dare vita imperitura a chi l'ha scoperta, grazie alla fama che ne deriva, ma anche morte dolce a chi beve dalle sue foglie. L'imponente scenografia che ricorda una foresta di libri pietrificata e un groviglio di radici diventa brulla cornice al cui centro c'è lo sconosciuto vegetale. Ogni scena si chiude intorno alla pianta e la luce, quando la scena si riapre, riparte dalla "Daphne Giovannina", Daphne come la ninfa che fece innamorare Apollo, il dio del sole.

E' profondo il testo al di là della sua patina di ruvidezza e delle risate che strappa grazie al sarcasmo del protagonista, interpretato da un eccellente Vittorio Franceschi. Il termine di "commedia tragica" è sicuramente appropriato, si ride infatti, non a squarcia gola, ma a denti stretti perché in fondo a ogni battuta c'è l'amarezza di una fine ineluttabile e di una realtà che sembra essere priva di speranza.

Ad assistere il botanico c'è la sorella Rosa, interpretata dalla bravissima Laura Curino che, se da un lato sembra intrappolata nel suo conformismo, invece lascia trasparire la possibilità di una speranza proprio in quel suo rapporto di amore/dovere che richiama alla responsabilità reciproca di chi vive su questa terra. Un'opera che, meritatamente, ha vinto prestigiosi premi teatrali, arricchita da una regia attenta a coinvolgere lo spettatore e a non essere mai semplice esercizio. "L'altro Teatro" si è aperto indubbiamente nel migliore dei modi rivelandosi una rassegna da seguire con estremo interesse.

Davide Galati
Livepoint
davide.galati@livepoint.it