GRANDE SUCCESSO PER LA PRIMA EDIZIONE DEL 'WHEELS BIG BAND JAZZ FESTIVAL' A VERONA
Articolo del 05/09/2003
Tre serate che hanno radunato nella suggestiva cornice di Cortile Mercato Vecchio un pubblico sempre numeroso e competente che ha potuto ascoltare 7 formazioni tutte di grande spessore artistico, ognuna con un repertorio originale e personale, smentendo chi pensava si trattasse di una rimpatriata amichevole fra i soliti patiti del jazz confermando invece l'assoluta qualità e l'ottima forma di cui gode il jazz veronese.
La scaletta del festival, curata da Lelio Tagliaferro eminenza grigia del jazz scaligero, ha ripercorso cronologicamente la storia del jazz, dalle sue origini (Original Perdido Jazz Band, Storyville Jazz Band) passando per il periodo delle grandi orchestre (Jazzset Orchestra, Ritmosinfonica Città di Verona, University Big Band) fino ad arrivare alle proposte più moderne (Future Orchestra, Verona Improvisers), un excursus artistico molto ben congegnato che ha permesso ad un pubblico attento di rivivere le grandi emozioni che il jazz sa sempre regalare. Accolti con entusiasmo anche gli ospiti del Festival, il trombettista americano Kyle Gregory (con la Big Band Ritmosinfonica del maestro Marco Pasetto) e soprattutto il grande sassofonista Gianni Basso, direttore artistico della University che ha confermato ancora una volta di essere meritatamente considerato fra i più grandi jazzisti italiani. Mi piace sottolineare che l'idea di proporre a Verona un festival dedicato alle big band è nata direttamente dagli stessi musicisti che sentivano la necessità di ritrovarsi insieme per un evento davvero molto originale, una sorta di riconoscimento di un humus jazzistico incredibile e fenomenale. Solo grandi metropoli americane come New Orleans o New York possono vantare un tale numero di organici e questa peculiarità tutta veronese ha finalmente trovato una degna collocazione fra eventi oramai collaudati come la storica rassegna 'Verona Jazz' o la più recente 'Jazz al Filarmonico'. I protagonisti del Festival sono stati i musicisti tutti, i quasi 150 che hanno calcato il palco di Cortile Mercato Vecchio ripercorrendo un tragitto musicale sempre intenso, ancora in grado di suscitare e scatenare passioni feroci. Io, data la mia situazione anagrafica, non posso considerarmi figlio del jazz , quando sono nato c'erano già gli Stones ed i Beatles che proponevano al mondo intero un nuovo linguaggio musicale (personalmente sceglievo la terza via, gli Who di Keith Moon e Pete Townshend), quel rock che ha marcato i nostri ultimi 40 anni ed il jazz che ho conosciuto nella mia adolescenza era quello lancinante di Miles Davis di 'Tutu' (la foto di quella copertina è ancora un mio incubo ricorrente), un jazz moderno che scardinava ogni forma conosciuta, un jazz elettronico con le chitarre di Mike Stern che graffiavano la mia coscienza; avevo conosciuto la tromba di Charlie Parker ed ero assolutamente ammaliato dalla voce roca ed impastata di Billie Holiday, conoscevo e condividevo la triste storia di Chet Baker e mi faceva compagnia nei momenti d'amore il piano di Keith Jarret. Un percorso personale comunque non centrale, non posso sicuramente dire di conoscerlo bene il jazz, di sentirlo ogni tanto (sentirlo, non ascoltarlo!) questo si, ma non posso definirmi un grande appassionato, probabilmente è anche una questione di educazione musicale e di opportunità personali di conoscenza.
Ma nel vedere la passione che muoveva i musicisti jazz in queste prime 3 fresche sere di settembre veronese mi è venuta<
Leonardo Rebonato

