AMICI MIEI... AMICI NOSTRI
Articolo del 20/12/2002
La commedia di Monicelli, con abile regia di Giò Di Falco, ha assicurato al Teatro Nuovo una tre giorni di “tutto esaurito”, e certamente il foltissimo pubblico è uscito più che soddisfatto dal teatro veronese. Più di due ore di spettacolo con attori di primo piano e gag spesso esilaranti. A fianco dei tre ex-Gatti (Salerno, Oppini e Calà), un cast di artisti avvezzi ai palcoscenici teatrali come, ad esempio, Stefano Di Sando e Gaetano Aronica, gli altri due “amici” di zingarate.
I tre big se ne vanno dal palcoscenico sommersi da una montagna di applausi, e non può che essere così. Franco Oppini, a mio parere il migliore, nei panni dell’insicuro e innamorato Melandri ha più di chiunque i modi e i tempi di questo genere di teatro. Nini Salerno, il Perozzi, è grande nel riuscire a coinvolgere il pubblico emotivamente ogni volta che, invece di “ricaricare le pile” assieme agli altri tra una gag e l’altra, passa al di qua del sipario e riesce a raccontare la storia che non si vede con grandissima capacità interpretativa e impeccabile senso del ritmo. Jerry Calà, nei panni del nobile decaduto Mascetti, parte un po’ in sordina, forse perché è il meno avvezzo del gruppo ai palcoscenici teatrali; però poi ne esce vincitore, ingranando sia nel recitato, sia nel improvvisato, inscenando minigag più o meno volute che vanno al di fuori degli schemi scritti, e la sua Verona gli permette di sciogliersi e sprigionare tutta la sua naturale simpatia. Non da meno l’apporto degli altri cinque uomini del cast e delle tre donne (tra le quali Simona Mariani, che avevamo lasciato a Zig Zag più di 15 anni or sono), brave e anche belle, cosa che di certo non guasta.
Lo spettacolo nel suo insieme è molto gradevole, e la trovata di portare Nini Salerno al di qua del palcoscenico per fare da trait-union tra una gag e l’altra, è sicuramente la mossa vincente che permette di poter sfruttare al meglio i continui cambi di scenografie e di situazioni, che più volte si susseguono nella commedia. Certo non si può cadere nell’errore di voler paragonare l’”Amici miei” teatrale con l’”Amici miei” cinematografico, perché il teatro non è il cinema, ed è giusto che i tempi e le sensazioni suscitate siano diversi.
Un unico rammarico per gli appassionati dei Gatti di Vicolo Miracoli come me: Umbertone dov’è?
Simone Mujelli
Muge
muge@livepoint.it

