chiudi
UTENTE: AREA RISERVATA
Nickname
Password

Password dimenticata? clicca qui
Non sei ancora iscritto? clicca qui

chiudi
LOCALI: AREA RISERVATA
User Id
Password

chiudi
ARTISTI: AREA RISERVATA
User Id
Password

Password dimenticata? clicca qui
Non sei ancora iscritto? clicca qui

chiudi
CERCA ARTICOLO

Testo da cercare

chiudi
CERCA ARTISTA
Nome Artista
Provincia
Doc Servizi, i professionisti dello spettacolo
AMICI MIEI... AMICI NOSTRI
Articolo del 20/12/2002
Chi li aveva lasciati tutti assieme ai tempi di “Non Stop” (1977), del mitico “Arrivano i Gatti” (1979) o di “Una vacanza bestiale” (1980) li ha ritrovati veramente cresciuti: cresciuti ma non invecchiati, proprio come i protagonisti della commedia di Mario Monicelli “Amici miei”, secondo appuntamento stagionale con la rassegna “Divertiamoci a teatro” organizzata dal Teatro Nuovo di Verona. Nessuno meglio degli ex Gatti di Vicolo Miracoli poteva interpretare la trasposizione teatrale di un mito della cinematografia italiana come “Amici miei”, perché Nini Salerno, Franco Oppini e soprattutto Jerry Calà sembrano non recitare ma raccontare il loro modo scanzonato e zingaresco di affrontare con positività la vita.
La commedia di Monicelli, con abile regia di Giò Di Falco, ha assicurato al Teatro Nuovo una tre giorni di “tutto esaurito”, e certamente il foltissimo pubblico è uscito più che soddisfatto dal teatro veronese. Più di due ore di spettacolo con attori di primo piano e gag spesso esilaranti. A fianco dei tre ex-Gatti (Salerno, Oppini e Calà), un cast di artisti avvezzi ai palcoscenici teatrali come, ad esempio, Stefano Di Sando e Gaetano Aronica, gli altri due “amici” di zingarate.
I tre big se ne vanno dal palcoscenico sommersi da una montagna di applausi, e non può che essere così. Franco Oppini, a mio parere il migliore, nei panni dell’insicuro e innamorato Melandri ha più di chiunque i modi e i tempi di questo genere di teatro. Nini Salerno, il Perozzi, è grande nel riuscire a coinvolgere il pubblico emotivamente ogni volta che, invece di “ricaricare le pile” assieme agli altri tra una gag e l’altra, passa al di qua del sipario e riesce a raccontare la storia che non si vede con grandissima capacità interpretativa e impeccabile senso del ritmo. Jerry Calà, nei panni del nobile decaduto Mascetti, parte un po’ in sordina, forse perché è il meno avvezzo del gruppo ai palcoscenici teatrali; però poi ne esce vincitore, ingranando sia nel recitato, sia nel improvvisato, inscenando minigag più o meno volute che vanno al di fuori degli schemi scritti, e la sua Verona gli permette di sciogliersi e sprigionare tutta la sua naturale simpatia. Non da meno l’apporto degli altri cinque uomini del cast e delle tre donne (tra le quali Simona Mariani, che avevamo lasciato a Zig Zag più di 15 anni or sono), brave e anche belle, cosa che di certo non guasta.
Lo spettacolo nel suo insieme è molto gradevole, e la trovata di portare Nini Salerno al di qua del palcoscenico per fare da trait-union tra una gag e l’altra, è sicuramente la mossa vincente che permette di poter sfruttare al meglio i continui cambi di scenografie e di situazioni, che più volte si susseguono nella commedia. Certo non si può cadere nell’errore di voler paragonare l’”Amici miei” teatrale con l’”Amici miei” cinematografico, perché il teatro non è il cinema, ed è giusto che i tempi e le sensazioni suscitate siano diversi.
Un unico rammarico per gli appassionati dei Gatti di Vicolo Miracoli come me: Umbertone dov’è?

Simone Mujelli
Muge
muge@livepoint.it