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LA MUSICA ITALIANA INDIPENDENTE VISTA AL M.E.I.
Articolo del 02/12/2002
Sabato 23 e domenica 24 novembre nell'affascinante e suggestiva Faenza, vicino a Ravenna, si è svolto il M.E.I. il famoso meeting nazionale che riunisce le realtà musicali indipendenti , quelle che dovrebbero garantire libere possibilità di espressione a musicisti che a tutt'oggi non riescono a trovare sbocchi in un mercato ancora controllato da un monopolio di major discografiche che peraltro stanno vivendo crisi strutturali molto pesanti, con un futuro che si preannuncia disastroso. Tanti e soliti i motivi di questa crisi: la pirateria, il caro CD, distribuzioni precarie e una colpevole disattenzione verso giovani espressioni artistiche non omologate all'orrendo modello televisivo. Assomigliano sempre più a vecchie monarchie in disgrazia arroccate a difendere i soliti pochi nomi, sempre quelli, che garantiscono un minimo decente per sopravvivere, un lusso senza senso.
E' stata la mia prima volta in una situazione del genere. Sono andato lì in veste professionale colpevolmente ignaro di ciò che mi sarebbe capitato. Non avevo immaginato che sarei stato letteralmente sommerso da CD-demo consegnatimi da disillusi personaggi (quasi tutti facenti parte di giovani rock bands dalle mille sfacettature) che depositavano i propri dischetti dentro grossi cestoni improvvisati. Credo di aver portato a casa più di 150 CD accompagnati da brevi e poche note biografiche. Non è mia intenzione però farvi partecipi di questa insolita e un po' triste esperienza, non è questo il posto giusto ma credo vi sia facile immaginare una situazione così e l'articolo di Fabio Fila ('IN VISITA AL M.E.I.') vi dà ottimi spunti di riflessione.
La parte musicale del M.E.I., però, gestita magistralmente su di un palco diviso in due ha permesso a quasi un centinaio di gruppi di suonare, magari per poco, ma suonare davvero davanti ad un pubblico grande e variegato e dai tanti dialetti, una platea smaliziata e molto di parte. I set dei personaggi di maggior visibilità a livello nazionale sono stati una esperienza sicuramente unica; riuscire a vedere in neanche 2 ore gente come Bugo, Giorgio Canali, Giulio Casale (ha regalato un pensiero corale a Jeff Buckley cantando 'Hallelujah'di Leonard Cohen, un mio inno segreto), i Valentina Dorme, Marco Parente, Manuel Agnelli e gli Afterhours non capita tutti i giorni e tutto questo in un contesto pieno di cose interessantissime, forse troppa carne al fuoco in così poco tempo, ma vale la pena citarvene alcune: l'incontro letterario con Carlo Lucarelli e Massimo Zamboni, il convegno sulle 'tristi' radio italiane con Massimo Cotto oggi direttore artistico di Radio Uno Rai, il dibattito sull'informazione libera con una donna sorprendentemente coraggiosa come Haidi Giuliani, l'interessante area-video e i premi lì consegnati senza scordare il caldo confronto con i rappresentanti nazionale SIAE e Confesercenti. Meno rilevante e apertamente contestato il premio a Lorenzo Jovanotti che sembrava coinvolto più a livello di sfruttamento d'immagine sui media che come libero portavoce del mondo delle major 'politicamente corrette'. La stampa nazionale ha abboccato all'amo senza pudore, un diffusissimo quotidiano come 'Repubblica' domenica ha presentato il M.E.I. su due pagine con le foto di Lorenzo, Pelù e Max Gazzè, nessuno di loro inserito nel mondo indie. Simpatizzanti casomai e questo va bene ma testimonial non era proprio il caso, non era cosa giusta. Questione di onestà intellettuale. Ma ci si fa l'abitudine a queste storture e ancora le riflessioni su questo strano mondo apparentemente 'fuori dal giro' si sprecano, troppe le situazioni con senso di provvisorio che fomentano ragionamenti dai tristi finali.
Come sempre poi è la musica suonata la cosa più importante, il groove sul palco il vero criterio di giudizio sulla scena indipendente italiana. E cose toste si sono viste anche domenica anche se personalmente ho avuto meno tempo per concentrarmi sui set live. Immaginate solamente di

Leonardo Rebonato