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Sangiò Art Festival dal 29 giugno al 9 settembre 2010
TEATRO VUOTO? SUPERSERGIOSGRILLI!
Articolo del 27/01/2006
Sessantotto.
68 come l’anno di nascita di Sergio Sgrilli68 come il numero di persone che ho contato ieri sera al Teatro Camploy per l’ennesima performance di Sergio Sgrilli nella nostra città.
Eh si, in fondo c’era da aspettarselo, portare a Verona un artista che di qui è già passato altre 5 volte negli ultimi 2 anni e mezzo (Villa Venier, Estravagario, Teatro Peroni, Parco Hellera, Università) non è stata un’idea proprio azzeccata, nonostante si possa facilmente intuire che la scelta cada spesso su di lui perché più facilmente raggiungibile a livello economico. Ma la logica porterebbe a pensare che, una volta deciso di investire su una qualsiasi situazione artistica, sarebbe forse il caso di farlo sapere adeguatamente, di diffondere la notizia meglio possibile; perché anche se non ha la popolarità di Ale e Franz, Sergio Sgrilli in questi ultimi 6 anni ha legato il suo nome a quello dello Zelig televisivo, e sappiamo benissimo quanto l’etichetta Zelig sia un’attrattiva già di per se, a prescindere da chi sarà poi a rappresentarla… ma tutto ciò non è stato fatto… Poi, come se non bastasse, eccoti arrivare una bella nevicata intensa, di quelle giuste, di quelle che ti fanno apprezzare il dolce calore delle mura domestiche, …a quel punto come poteva il povero Sgrilli attirare più delle 68 persone di ieri? Forse mettendo due “maiale” sul palco?
Il dovere del cronista però non si deve fermare a queste considerazioni, deve andare oltre, e oltre c’è stato lo spettacolo. Uno “One Man Show” veramente fantastico! Eh si, spogliato da ogni condizionamento che la massa impone al comico televisivo di successo, 68 fortunati hanno potuto assistere ad una performance di rara intelligenza comica e sarcastico umorismo.
Il comico maremmano ha potuto spaziare in tutto il suo repertorio, e andare oltre, uscirne per dire quello che gli stava sullo stomaco, essere anarchico (come il padre) nel suo modo così anticonvenzionale di porsi al pubblico abituato al varietà.
Sgrilli ha sparato a zero, senza peli sulla lingua, non risparmiando nessuno: gli autori di Zelig, il programma stesso, certi suoi colleghi, Costanzo, chi ironizza su Lapo Elkan, gli organizzatori della serata al Camploy. Ma l’ha fatto in modo sempre simpatico e intelligente, in quel modo che ti lascia sempre lì col dubbio “l’avrà detto per far ridere, o lo pensa sul serio?”. È stata questa la marcia in più che Sgrilli ha avuto ieri sera a Verona, la sua capacità di esprimersi in quel modo così confidenziale da non far capire al pubblico dove iniziavano le battute esilaranti di Sgrilli l’artista e dove finivano le considerazioni agrodolci di Sergio l’uomo.
Accompagnato solo da una chitarra e una sedia di legno per più di 2 ore di spettacolo. Un’esibizione della quale non vi renderemo conto più di così, perché la bellezza dello spettacolo non è spiegabile con le parole, sarebbe comprensibile solo se si potesse trasmettere il feeling che si è creato tra artista e pubblico.
Un’ultima considerazione: Sergio Sgrilli non è “rock”, ma non è neanche “lento”, Sergio Sgrilli è “blues”.

Simone Mujelli
Muge
muge@livepoint.it