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Sangiò Art Festival dal 29 giugno al 9 settembre 2010
SANREMO 2001
Articolo del 08/03/2001
Se la finale di Sanremo l'avessero fatta l'8 Marzo, sarebbe stato il degno coronamento di un Festival mai come quest'anno interamente al femminile, a partire dalla presentatrice, per la prima volta una donna da sola: Raffaella Carrà, per passare alle 4 voci vincitrici: Elisa, Giorgia, Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar, Jessica Morlacchi dei Gazosa e per finire con la talent scout che produce sia Elisa che i Gazosa cioè l’indimenticabile “casco d’oro” Caterina Caselli.
In questo panorama graditamente “rosa” gli unici ometti che sono riusciti ad emergere per le proprie qualità artistiche sono stati le nuove proposte Moses e Francesco Renga.
Ma analizziamo il tutto per gradi, partendo dai giovani: vittoria piuttosto discussa dei Gazosa, giovanissimo gruppo romano (56 anni in 4) con all’attivo 1 cd interamente cantato in inglese (altra corrispondenza con Elisa, oltre alla manager), le polemiche sui Gazosa però non si sono concentrate sulla più o meno qualità del gruppo, ma sulla loro età più adatta forse a Bravo Bravissimo che al Festival di Sanremo. Al secondo posto il pezzo forse migliore e sicuramente la voce migliore fra i giovani, ossia quella di Sergio Moschetto dei Moses, la vera rivelazione del Festival. Al terzo, dopo il dudududadada di Minghi e Mietta, è sbarcato al Festival il turuturu di Francesco Boccia e Giada Caliendo, tipica canzone che ha il suo sbocco naturale proprio qui nella manifestazione canora ligure. In generale comunque la categoria delle “Nuove proposte” non ha proposto gran che di nuovo… molte canzoni scritte appositamente per fare breccia esclusivamente nella giuria sanremese, molto conformismo e storie d’amore e nessuna voglia di stupire e cambiare.
Un po’ più originalità invece si è avuta tra i big dove i Bluvertigo, i Quintorigo e i Sottotono non hanno fatto nulla per vincere il Festival, bensì, come i Subsonica lo scorso anno, hanno deciso di presentare la loro musica: pop-rock-elettronico e sperimentale per il gruppo di Morgan, una sperimentalissima miscela di rock, jazz, classica e musica anni ’50 per De Leo e i suoi bravissimi musicisti e un classico hip-hop all’italiana per Tormento e Fish. Il pubblico sanremese però, si sa, non premia facilmente chi va fuori dai canoni abituali, difatti solo grazie alla sua grandissima voce Elisa è riuscita con “Luce”, ad avere la meglio su pezzi sicuramente ben interpretati, ma oramai obsoleti nel loro genere di canzone confezionata appositamente per vincere la più importante fra le manifestazioni musicali in Italia, come “Di sole e d’azzurro” di Giorgia e “Questa nostra grande storia d’amore” dei Matia Bazar.
Ed intorno a questa kermesse ci sono stati gli attesi superospiti italiani e stranieri, tristemente non tutti dal vivo: Laura Pausini, Pino Daniele, Piero Pelù, Faith Hill, Ronan Keating, Anastacia, Westlife, Enya, Ricky Martin, Antonio Banderas, Russel Crowe e i discussi Eminem (mal visto sulla fiducia…) e Placebo in playback, che per aver rotto una chitarra sul “sacro” palco dell’Ariston, hanno fatto più notizia dell’ottima esibizione la stessa sera di Moby dal vivo.
Tirando le somme che Sanremo è stato questo del 2001? Sicuramente non è stato il migliore di tutti i tempi, ma neanche da buttare via: abbiamo visto un Fiorello in splendida forma fare le prove generali per il prossimo anno (?), un Chiambretti sempre all’altezza come spalla guastatrice, una bella ma totalmente inutile Megan Gale (parla l’italiano come Schumacher…), un Ceccherini completamente fuori posto e un Enrico Papi che solo per brevissimi tratti è riuscito a condurre il “suo” dopo-festival, che la Raffa nazionale gli toglieva dalle mani sera dopo sera.
Lasciatemi chiudere con i dovuti complimenti all’orchestra e a chi ha avuto l’idea di non permettere di fare domande ai giorn

Simone Mujelli
Muge
muge@livepoint.it