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LA LOCANDA AL MARE? NO, ALMAYER
Articolo del 22/11/2004
Tratto da quello che, in molti, considerano il capolavoro di Alessandro Baricco questo testo teatrale riesce in due intenti: cogliere la raffinatezza dello stile dell’autore e, allo stesso tempo, evocare il mare, sempre presente in scena dall’inizio alla fine.
La trama è una non-trama. La Locanda Almayer è un luogo posto al limitare del mare dove le vite di diversi personaggi si incontrano, ognuna con i loro problemi, il loro vissuti, le loro storie che però sembrano essere, anzi sono, metafore dei loro animi. Quindi la locanda diventa il crocevia degli animi e il mare è colui che cura, che ascolta, che osserva, che sussurra, che ferisce, che incuriosisce, che affascina.
Non era facile il testo e non era facile far recitare il mare, ma la compagnia Teatri Possibili – Teatro Libero Esperimenti sotto la regia di Gianlorenzo Brambilla vi riesce. E lo fa grazie a un uso intelligente delle luci: in scena predomina il bianco, permettendo così facilmente il passaggio all’azzurroturchese del mare con un semplice riflettore; grazie a una scenografia semplice, ma evocativa: chiare linee geometriche e una serie di giochi visivi che ricordano la pittura di Magritte, sulla quale si muovono con suggestione i vari personaggi che nella prima parte dell’opera sono tutti, contemporaneamente, sempre in scena e sembrano accendersi e spegnersi a turno; grazie alle musiche leggere, raffinate e al continuo rumore del mare di sottofondo.
Gli attori hanno dato una buona prova complessiva anche se alcuni, indubbiamente, hanno spiccato sugli altri e alle volte si è notata un po’ troppa ricercatezza e poca spontaneità. E’ un’opera suggestiva, questa Locanda Almayer, ambiziosa negli intenti e sicuramente in parte riuscita vista la buona fedeltà e trasposizione del testo non solo come tale. E’ giusto però sottolineare come non sia un testo di immediata comprensione, ma ricco di simbolismi e di rimandi, e l’azione scenica non si può certo dire frenetica se non all’inizio del secondo atto e verso il finale, quando con in mano delle lanterne gli attori si sono messi a correre in mezzo al pubblico coinvolgendolo nell’angoscia della loro ricerca. Questo comporta il rischio che lo spettatore sia affascinato dal costrutto, ma si perda nel seguire il contenuto facendo andare alla deriva l’attenzione, è un rischio, d’altra parte, insito nel testo stesso.
Complimenti quindi agli attori e alla compagnia per il coraggio avuto nello scegliere di portare in scena uno dei più bei Baricco di sempre, ma anche un plauso per la realizzazione complessiva che presenta, certo, qualche pecca, ma che è decisamente riuscita nel complesso.

Davide Galati
Livepoint
davide.galati@livepoint.it